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4.1. Fotografia di viaggio I

Angeli dei Sette Chakra
Gli Angeli dei Chakra si rivolgono ad animi in cammino verso un sempre maggiore e consapevole equilibrio personale.
Donarsi o donare un angelo dei Chakra è un gesto colmo di simboli e significati.

Visualizza tutti gli Angeli dei Sette Chakra>>>
"Andare per scoprire e poi non riuscire a saziarsi del tutto è un monito: non un monito a restare ma un monito a camminare con la coscienza di chi non perde mai di vista cosa significhi essere un viaggiatore" (B.Calò)
Dove?
Verso la tomba di Agamennone, seguendo l'itinerario di Barbara.
Per mare, quasi cullati, addormentarsi - laddove non c’è differenza tra l’andare e il sognare. Per terra, vigilare, cercare ascoltando l'eco interiore dei propri passi, cogliere la presenza del compagno, autore delle suggestive immagini, portare alla memoria dell'anima...
Rosa Cassino

La notte è la migliore compagna di viaggio: essa oscura le cose circostanti e crea il desiderio di scoprire.

Adoro partire di notte. Il buio è un’arma che il giorno ha per farsi corteggiare.
La notte crea un sottofondo strano, misto di paura e stupore. Adesso che ci penso, sono sempre partita di notte, quasi che i miei viaggi volessero essere ricordati come sogni. Voglio raccontarne uno perché più di altri mi è rimasto nel cuore.

Partiamo che ancora non è mezzanotte: il mio compagno di viaggio vuole cantare, fare rumore, io no, desidero solo guardare - in silenzio - il buio dai finestrini dell’auto. Lui guida, io ascolto: ascolto le ore notturne che mi seducono e mi promettono paesaggi mai visti. Lui continua a guidare per tutta la notte. Io non smetto un attimo di guardare: vorrei sempre ricordare tutto quello che i miei occhi toccano, per non perderne - col ricordo - neppure un granello.

All’alba il porto di Ancona si fa spazio nel cielo che comincia a schiarire. Dobbiamo decidere: dove ci facciamo portare da questo mare calmo eppure impaziente? Il mare e la nave ci danno la loro risposta: la Grecia sarà il nostro approdo.
Il giorno è ormai fatto. Cocente l’attesa sotto un sole caldissimo. Ingresso sulla nave e la nave che prende il largo. Le ore trascorrono, il mio compagno di viaggio inganna l’attesa con un libro sulla principessa Sissi. Io girovago per la nave e guardo, guardo, guardo. La distesa azzurra, sempre diversa, inizia ad apparirmi monotona e comincio a fantasticare di villaggi di pescatori, ne immagino le storie e la vita di tutti i giorni. Mi faccio aiutare dai libri e dai film che ho visto……

Le ore trascorrono tra merende, pisolini, quattro chiacchiere. Scende la sera; sul display del telefonino, che fino a quel momento avevo lasciato spento, compare la scritta “Bari”. “Ancora?”, ho un sussulto. Tutto questo mare non mi basta più, neppure per sognare i villaggi che nella mia testa somigliano molto all’Aci Trezza di Luchino Visconti (mi riferisco al film “La terra trema”, di Luchino Visconti, film ispirato a I Malavoglia, di Giovanni Verga). Decido di andare dal capitano, ma non parla la mia lingua. In un inglese incerto mi risponde che tra la partenza e l’arrivo ci sono trenta ore di mare. Mi rassegno e penso che un qualche libro, su una qualche saga imperiale, avrebbe fatto comodo anche a me. Mi addormento su una panchina del ristorante di bordo, mi addormento scomoda, ma felice perché mi sento un’avventuriera. Mi sveglio che è ancora l’alba. Colpa dei sobbalzi della panchina. Un’altra giornata. Il mare è ancora un incanto e basta a se stesso perché non lo vedo da diverse ore e riesce di nuovo a sorprendermi. Ci sono ragazzi allegri perché tra poco scenderanno: «Scenderanno?»: «Sì, scendono all’isola di Kèrkira».

Lo scalo a Kèrkira è un assaggio splendido: casette bianche, piccole, a ridosso del mare. Sembra un presepe, un presepe di pescatori. Riprendiamo il mare in attesa della sera, perché la sera vuol dire arrivo.
Il sole sta andando giù e noi approdiamo a Pàtras. Dove andare? I viaggi all’avventura hanno bisogno di dare risposte a domande improvvise e necessarie. La prima risposta è trovare un posto dove dormire. Il mio compagno guida, io sento il sonno arrivare, ma voglio che passi. Voglio vedere tutto e cercare di inventare qualche gioco mentale per non dimenticare nulla. Giriamo, vaghiamo. Diventa una piccola odissea notturna: nessuno ha più una stanza e farsi capire non è facile. Continuiamo ad andare lungo strade che costeggiano il mare, arrampicandosi sui monti. Sempre meno auto e pochi lampioni. Adoro il senso di lieve timore che mi sfiora: la notte in un luogo straniero è un amante che non conosco e che bramo. Mi addormento sempre più di frequente: non c’è differenza tra l’andare e il sognare per me. Il mio compagno di viaggio inizia a spazientirsi: devo stare sveglia, altrimenti anche lui si addormenterà. Decide: entriamo in un locale ancora aperto che domina la collina. È un incanto e non resta che farsi tentare da un dolce tipico. Miracoloso: il sonno è andato.

Lui ancora guida, io scruto il mondo e sento qualcosa d’incontenibile. Una felicità mista a dolore. Il dolore di non poter vivere sempre viaggiando; la felicità di farlo ogni volta che voglio, sognando. Attraverso queste sensazioni trovo una risposta alla mia costante inquietudine. I sì e i no che mi placano, finalmente un po’. Quanta strada abbiamo percorso, siamo quasi a Corinto. Forse qui saremo fortunati e troveremo una camera. Sesto senso: è così.
L’indomani Corinto Nuova: ha un lungomare brullo e spento, m’intriga, mi ricorda la mia adorata Marina, manca solo la lunga scogliera.
Abbiamo solo pochi giorni a disposizione. Partiamo alla volta di una destinazione, il giorno ancora dopo alla volta di un’altra. M’inebria l’aria di questa terra: è calda, è profumata di un insieme di aromi che riconosco, ma che non so come chiamare.
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