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5.3. Il Matrimonio del Cielo e dell'Inferno

Angeli dei Sette Chakra
Gli Angeli dei Chakra si rivolgono ad animi in cammino verso un sempre maggiore e consapevole equilibrio personale.
Donarsi o donare un angelo dei Chakra è un gesto colmo di simboli e significati.

Visualizza tutti gli Angeli dei Sette Chakra>>>
W. Blake - Il Matrimonio del Cielo e dell'Inferno
Una fantasticheria memorabile

Un Angelo venne a me e disse: “Oh giovane stolto e da compatire! Oh orribile! Oh tremenda condizione! Considera la calda, bruciante condizione che ti stai preparando per l’Eternità, alla quale ti avvii così rapidamente”.
Dissi: “Forse mi vuoi mostrare la mia sorte eterna, e noi allora la contempleremo insieme, e si vedrà se la tua sorte o la mia è la più desiderabile”.
Così mi condusse attraverso una stalla, e attraverso una chiesa, e giù nella cripta della chiesa, alla fine della quale c’era un mulino. Oltrepassammo il mulino e giungemmo a una caverna. Lungo la tortuosa caverna proseguimmo a tentoni il nostro tedioso cammino, finché sotto di noi apparve un vuoto sconfinato come un cielo inferiore, e ci aggrappammo alle radici degli alberi, e restammo appesi su questa immensità. Ma io dissi: “Se non ti spiace, ci abbandoneremo a questo vuoto, e vedremo se anche qui esiste la Provvidenza. Se non lo farai tu, lo farò io”. Egli mi rispose: “Non essere così presuntuoso, Oh giovane, restiamo qui a osservare la tua sorte, che apparirà ben presto appena il buio si sarà diradato”.
Così rimasi con lui, seduto nella radice contorta di una quercia. Lui se ne stava sospeso a un fungo, che pendeva a testa in giù sull’abisso. Grado a grado scorgemmo l’Abisso infinito, rossastro come il fumo di una città in fiamme; sotto di noi, a una distanza immensa, c’era il sole, nero ma spendente; e attorno solchi ardenti lungo i quali vasti ragni si spostavano, striscianti dietro le loro prede, che volavano, o meglio nuotavano, sotto le forme più terrificanti d’animali scaturiti dalla corruzione; e l’aria ne era colma, e ne pareva composta – questi sono Diavoli, e sono chiamati Potenze dell’Aria. E ora chiesi al mio compagno quale fosse la mia sorte eterna. Egli disse: “Fra i ragni neri e bianchi”. Ma ora, in mezzo ai ragni neri e bianchi, una nuvola e un fuoco esplosero e rotolarono attraverso le profondità, facendo nera ogni cosa sotto; così che l’inferiore profondità divenne nera come un mare, e con un tremendo rumore si scosse. Ora sotto di noi altro non c’era di visibile se non una nera tempesta, finchè guardando a Oriente fra le nuvole e le onde vedemmo una cateratta di sangue misto a fuoco, e a pochi tiri di pietra da noi apparvero e ancora si immersero le volute squamose di un mostruoso serpente. Infine, verso Oriente, a distanza di circa tre gradi, apparve sopra le onde una cresta infuocata. Emerse lentamente come un profilo di rocce d’oro, fino a scoprire due lobi di fuoco cremisi, dai quali il mare si ritraeva in nuvole di fumo; e così ora vedemmo che era la testa del Leviatano. La sua fronte era divisa in striature verdi e porpora come quelle sulla fronte di una tigre. Subito ne scorgemmo la bocca e i bargigli rossi penduli proprio la schiuma tempestosa, tingendo il nero abisso di bagliori di sangue, mentre avanzava verso di noi con tutta la furia di un’Esistenza Spirituale.

L’Angelo mio amico s’arrampicò fin dentro il mulino: io restai solo, e allora questa apparenza disparve; ma mi trovai seduto alla piacevole sponda di un fiume, al chiar di luna, ascoltando un musico che cantava accompagnandosi con l’arpa; e il suo tema era: “L’uomo che mai muta la propria opinione è come l’acqua stagnante, e nutre i rettili del pensiero”. Ma mi levai, e ricercai il mulino, e là trovai il mio Angelo, il quale, sorpreso, mi chiese come avessi fatto a fuggire. Risposi: “Tutto ciò che abbiamo visto è dovuto alla tua metafisica; poiché quando fuggisti mi ritrovai al chiar di luna ad ascoltare un musico con l’arpa. Ma ora che abbiamo visto la mia sorte eterna, posso mostrarti la tua?”. A questa mia proposta cominciò a ridere, ma io, di forza, all’improvviso lo afferrai fra le braccia, e volai a occidente attraverso la notte, finché ci librammo sull’ombra della terra; allora mi gettai insieme a lui direttamente nel corpo del sole. Qui mi vestii di bianco, e prendendo in mano i volumi di Swedenborg mi tuffai dalla gloriosa regione e oltrepassai tutti i pianeti finché giungemmo a Saturno. Qui mi fermai per riposare, e quindi con un balzo mi lanciai nel vuoto fra Saturno e le stelle fisse.
“Qui”, dissi, “è la tua sorte, in questo spazio – se spazio può essere chiamato”. Subito vedemmo la stalla e la chiesa, e io lo condussi all’altare e aprii la Bibbia, ed ecco! Era un pozzo profondo, nel quale discesi spingendo l’Angelo davanti a me. Subito ci apparvero sette case di mattoni. Entrammo in una; c’erano molte scimmie, babbuini, e altri della stessa specie, incatenati alla vita, che digrignavano i denti e cercavano di afferrarsi fra loro, ma n’erano impediti dalla brevità delle catene. Tuttavia vidi che talvolta si facevano più numerosi, e allora i deboli erano afferrati dai forti, e con aspetto ghignante prima copulavano e poi venivano divorati, essendo le loro membra strappate brano a brano finchè del corpo non rimaneva che un troncone inutile. Che gli altri, ghignando e baciandolo con apparente tenerezza, finivano ugualmente col divorare; e qua e là ne vidi alcuni che strappavano golosamente la carne della propria coda. Come il fetore terribilmente disturbava entrambi, entrammo nel mulino,e io recavo in mano lo scheletro di un corpo, che nel mulino era l’Analitica di Aristotele.
Così l’Angelo disse: “La tua fantasia mi si è imposta, dovresti vergognartene”.
Risposi: “Noi ci imponiamo a vicenda, ed è tempo perso discorrere con te, le cui opere sono soltanto Analitica”.

Ho sempre trovato che gli Angeli hanno la vanità di parlare di se stessi come se fossero gli Unici Saggi. Cosa che fanno con fiduciosa insolenza dipendente dal ragionamento sistematico…
W. Blake
© Rosa Cassino - 2001 - Tutti i diritti riservati. È vietato utilizzare i testi senza autorizzazione.

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